Stop-motion e pubblicità: la materia che genera connessione
Nonostante l'evoluzione digitale, la stop-motion rimane la scelta d'elezione per i brand che vogliono trasmettere autenticità e tattilità. È una tecnica che non vive di pixel, ma di materia fisica: resine, tessuti e miniature che il pubblico percepisce come reali, creando un coinvolgimento emotivo immediato e profondo.
L'ingegneria dietro il frame
Realizzare props per la stop-motion non è solo modellazione estetica. Ogni oggetto deve essere progettato per la manipolazione estrema: le armature devono essere resistenti, i materiali non devono riflettere le luci del set in modo indesiderato e ogni componente deve permettere spostamenti millimetrici ripetibili (spesso 24 per ogni secondo di video).
Dalla fase di concept alla realizzazione fisica, il lavoro del prop-maker è garantire che ogni elemento sia "animabile", come ho avuto modo di sperimentare nella creazione di miniature per produzioni pubblicitarie (ad esempio, per lo spot Levi's).
Case Studies: perché la materia funziona
1. La connessione emotiva (John Lewis)
L'uso di set reali e personaggi scolpiti a mano genera una "verità" visiva che aumenta l'empatia del pubblico verso il brand.
2. Valori e sostenibilità (Chipotle)
La stop-motion comunica trasparenza. L'uso di materiali fisici riflette i valori etici del brand molto più della perfezione artificiale della CGI.
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